Ad libitum

Faccio il bagno.

Caldo.

Appoggio cose ai lati della vasca.

Lascio andare la testa sulla curvatura del mondo e torno prenatale affondando dentro.

Posso vedermi da fuori, gli occhi chiusi e una bollicina attaccata alla narice destra, quella che inspira la razionalità

Emergo strisciando i pensieri sulle tempie.

Li comprimo sui capelli, li schiaccio via.

Mi distendo e respiro.

Lentamente.

Una rinascita calibrata.

Una faccenda di intima collaborazione.

Escono singhiozzi come primi vagiti.

La rinascita come la nascita ha bisogno di pianto per aprire bene gli alveoli.

Per spianare la strada al futuro respiro.

Equilibri di carta velina.

Una questione delicata.

Il primo bagno, il primo tocco.

Una carezza che può sembrare carta vetrata.

Si può sperare in qualcuno per cui la nascita sia una missione ma chi può dire da cosa derivi una mancanza.

Chi può conoscere quali avvenimenti sommersi e quanti graffi sulla pelle ci abbiano resi quello che siamo.

Quante speranze ci sono di uscire illesi da una nascita?

E i fiori che ci hanno portato alla fine sono gli stessi che ci accolgono all’inizio.

Di là qualcuno piange.

Di qua molti sorridono.

E qualcuno la chiama nuova vita:

Ad libitum.
MagCheSiInfilaLaccappatoio

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“Riprendo Fiato” sta arrivando…

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“Proprio così, tenta di ricrearlo ovunque, per sopravvivere, per sentire il profumo della lavanda anche davanti ad un cassonetto dell’immondizia, per entrare dentro il rosso delle sue quattro frecce e poi viaggiare libera, per  migliorare il suo corpo e ritrovare la sua pura essenza, anche se ha a che fare col cemento tutti i giorni.”

 

Il nuovo Romanzo di @MagdalaDì & @JulkaLeah

sta per arrivare… è praticamente già qui.

…come un mirtillo…

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Leggero tra i denti.

Un punto che affiora sotto la tua camicia.

Pettorali scivolano sotto le dita, giù.

In fondo al tuo corpo. In mezzo.

Un francobollo di piacere, un punto dove finisce

ciò che è davanti e inizia ciò che sta dietro,

da premere per sentire i tuoi gemiti più forti.

Un luogo da conoscere per portarti sulle vette più alte.

Un passaggio di lingua, su questo piccolo mirtillo alcolico,

un flash tra le labbra,

come una promessa.

 

Mag

Vestito lungo e sostegno…

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“Inginocchiati!” – cerco di replicare ma
“Inginocchiati ho detto!”
Alzo gli occhi fino al disegno della tua barba, i lati della bocca sono fondamenta. Le distese ghiacciate che scorgo nelle tue iridi passano direttamente dentro al mio stomaco e le mia ginocchia si arrendono alla tua richiesta piegandosi prima della ribellione.
Sono inginocchiata.
Vestito lungo e sostegno.

“Alza il vestito, piegati sul letto e abbassa gli slip!”
Ancora ordini, precisi, decisi.
Le mani sulle anche, e il vestito scivola verso l’alto.

Sono indecente. Indecente ed esposta

Arriva come qualcosa di secco, insospettato e… doloroso.
La mia bocca si apre scomposta, non ho il tempo di elaborare che ne arriva un’altra: Grido!
Ora la tua mano accarezza il mio gluteo bruciante… associo il tuo gesto ad un moto di dispiacere ma… ne arriva un’altra più forte… stavi solo preparando il terreno e…
Non posso odiarti.
E’ stata colpa mia.

“In qualche modo dobbiamo risolverla questa faccenda, tesoro, non credi?” – e così anche la parola ‘tesoro’ diventa una lama.

E ne arriva un’altra… e poi un’altra… e un’altra ancora….
Le lacrime no! Quelle le rimando giù, le tengo per la mia dignità.

Qual’è la dignità in quella posizione?
La schiava si dona spontaneamente al suo padrone, in quella volontarietà vive tutto il suo essere libera. Libera e padrona a sua volta. Padrona di andarsene lasciando il padrone, padrone di niente.
Lei lo sa ma non se ne va, lui ha meritato tutta la sua fiducia.
Anche lui lo sa, per questo è duro solo quando e quanto lei lo merita. Senza eccessi.

La tua mano sul collo… ansimante ti sento armeggiare con la cintura dei panataloni… nella mia mente lo sdegno lascia il posto ad una svergongata eccitazione. Il mio piccolo tormento, ora, è l’attesa… breve… ti sento entrare, forte e immenso.
Sento il tuo respiro caldo e veloce vicino al collo. Sento la potenza dei tuoi colpi che aprono la mia bocca in un gemito nuovo, di nuovo.

C’è qualcosa di sacro in questo momento… il mio orgasmo arriva quasi immediato, come una specie di resurrezione… ora viaggio! Sono una rondine che ritorna al suo nido garrendo il tuo nome…

Vedo la tua camicia scivolata a terra dopo il primo colpo… azzurra come il cielo… profumata come te che ora avvicini la bocca al mio orecchio:
“Non lo farai più vero… tesoro?”
“No, Mio Signore… non lo farò più.” -confermo, mentre una vocina maliziosa nella testa mi sussura: “…forse”

 

Mag

 

 

 

 

Sospensioni…

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Piccoli segni e spazi
Restare senza fiato
Interrompersi per una carezza sublime
Inarcare le reni
Dilatare istanti
Graffiare il giorno
“Deliziosa creatura”
Dissetare un sospiro
Rimanere
Attendere un piccolo sensuale dolore
Caviglie legate
In profondità
Ritorni e colpi
Trovare ristoro dentro una morbidezza
Bocca lucida
Piccole goccioline trasparenti
Allentare le ciglia
Stringere bottoncini
Calibrare spinte
Colpi e ritorni
Veloce intensità
Laghi liquidi.

Mag

Baci come noccioli. Noccioli come baci.

 

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Tentare di sedurti sempre, anche con un pensiero che esce dalla finestra, si ferma a sostenere le nuvole sulla tua campagna e rimane così, ad ammiccarti come un dirimpettaio con la faccia al sole.
Che il cellulare è una fortuna, altroché! Consegna baci in tempo per l’ora del caffè e raccoglie ricompense speciali come carezze.
Ogni tuo bacio un kit di primo soccorso, un’ esperienza da aggiungere nel carrello, vicino all’acqua, protagonista unico e legittimo da aggiungere alla freschezza della frutta per ristorare la bocca e poi, come bambini, sedersi sul primo muretto disponibile per fare ‘a chi arriva più lontano’ con i noccioli delle ciliegie, ti piacerebbe?
Infantili, i sorrisi innocenti e il pensiero maturo quel tanto per guardare un ricciolo di burro e pensare a Parigi, protagonisti di un ultimo ballo.
Avere ancora anni per soffiare sul latte ripercorrendo l’orlo della tazza con il dito cercandoti con lo sguardo all’insù. Non pochi, non troppi, ma abbastanza da avere una felicità a buon diritto, che lasci segni in controluce sul karma, segni indelebili; non smagliature, non tatuaggi, piuttosto impronte nella memoria vivente. Riflessi riconoscibili e inequivocabili di noi; poi, volare insieme attirati da un mondo parallelo da scongelare per trovare abbracci quotidiani e notturni. Ripristinare ai dati di fabbrica i nostri software e ricominciare gratis, senza penitenze.
Possedere un giglio da donarti intatto come già promesso,
ed essere tua: fedele, vergine e schiava.

Mag