Musa

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È mattina, passeggi sul bagnasciuga e incontri una dea.
(Cammini con i piedi nell’acqua. Davanti a te una ragazza è piegata, non chinata, sia chiaro, nelle mani sciacqua della frutta. Pensi ai tensioattivi che fanno friggere in maniera innaturale la spuma delle onde e ti dici che forse sarebbe stato meglio mangiare quella frutta così com’era invece di aggiungere danno al danno. Poi volge lo sguardo verso di te e il tempo si ferma. Ti guarda un istante prima di tornare a sedersi tra le amiche, in silenzio. Vai avanti poi d’impulso ti rigiri a guardarla)
Bellissima.
La perfezione.
Ora capisci cosa significa per un pittore incontrare la bellezza e rimanerne talmente folgorato da volerla riprodurre a ogni costo senza mai riuscirvi.
È così che succede quando si incontra Dio.

“L’incarnazione di Venere nel 2018 ha perso il suo sciocco stupore per lasciare il posto ad una rassegnata dolcezza”

Mai ti è capitato di vedere – così rappresentato –  l’ideale greco della bellezza: alta quel momento prima che diventi troppo, le curve toniche pur senza definizione muscolare; linee fluide, bianca come il latte, bionda come il sole, occhi confusi con il cielo.
Ti chiedi come sia possibile…
Un piede davanti all’altro e realizzi che, se dovessi raccontarlo, sarebbe davvero un peccato che qualcuno ci vedesse qualcosa di sessuale quando invece tu stai riflettendo sull’anima che risuona con la perfezione in questo mondo imperfetto.
Forse invece di Musa era muta?
Perché anche se esiste chi potrebbe vedere nel mutismo della donna un sintomo di perfezione assoluta e anche se il mutismo in sé non lo ritieni un’imperfezione, nel tuo ideale la Donna parla; in maniera colta e raffinata essa parla, con toni talmente calmi come profondità oceaniche – parla – e in questo ideale incanta, apre i cuori, fa evolvere la materia, risuona con l’infinito universo.

Da che l’hai vista ogni persona che ti passa accanto sembra migliore, intravedi lo splendore  in ognuno, perché è questo che succede: quando scorgi la perfezione divina non puoi fare altro che evolvere.

La ferita da ingiustizia si placa, sorridi, inspiri tutto l’odore del sale e il tempo ricomincia a scorrere.

Meg

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Miss Facilità!

“Al tavolo di fianco la parola del giorno sembra essere ‘facilità’.
Che cosa riescano a trovare di così facile ancora non ho ben capito… so solo che ‘facilità’ viene usata tre volte su dieci da una mora formosa che di facile non ha nemmeno la capigliatura (‘Back to Black’, hai presente?).
Rubo fra i discorsi che ha una storia con uno psicologo… ‘facilità’! Che lavora in un ufficio con dieci donne… ‘facilità’! Che è separata e ha tre figli… #Facilità

Boh! Le persone si riempiono la bocca con termini dei quali non conoscono nemmeno il significato primario, figurarsi le metafore, e poi si pregiano di dialogare. Ecco! Ecco!! Ha difficoltà persino a trasportare gli spaghetti dal piatto di portata al suo ‘Miss Facilità’!!!

Pensavo di ordinare anch’io lo stesso piatto, uno dei miei preferiti tra l’altro… ma no dai… le vongole oggi le lascio a chi si sente ‘facile’, le vongole le lascio a ‘Miss Facilità’ che per me è un giorno difficile e non vorrei scoprire che in fondo è faticoso anche fare rotolini con la forchetta.

‘Maccheroncini alla boscaiola, grazie‘ il cameriere annuisce e se ne va soddisfatto portando le sue rotondità come un trofeo,  lontano dalla sua vista.
Gli sorride gentilmente e torna con gli occhi dentro il vino. Bianco.

dal romanzo Riprendo fiato
di MàgdalaDì & Julka Caporetti

https://sell.streetlib.com/book/riprendo-fiato

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Riprendo fiato

“Tutti sembrano avere una meta, lei no. Ripensa al fatto che non ha una meta né una metà e una risata isterica le scompone la faccia. Una risata veloce come un assassinio, una risata che vorrebbe svuotare il suo stomaco pieno, una risata che somiglia alla nausea che prova pensando agli occhi pieni d’amore di Stefano.
Butta i suoi indietro per cancellarne il colore, il rumore. Che gli occhi innamorati fanno rumore, non sono silenziosi, parlano, urlano, gridano. Gli occhi di suo padre, ad esempio, sapevano emettere un urlo spietato solamente voltandosi di lato, mostrando quel bianco come una fucilata.
Magda Leah si sforza di capire il senso di quell’immagine, il nesso tra le folgori che le lanciava suo padre, e Stefano. E’ a caccia di analogie. Vuole dare un senso a tutte le violenze del pianeta, tutti i bambini picchiati, tutte le piccole pance gonfie di aria e di miseria della terra, tutte le piccole fatine abusate del Sud America e quelle asiatiche.
Un senso a tutte le mogli con gli occhi pesti sulle metropolitane di tutto il mondo, quegli occhi così diversi accomunati da quel solo alone violaceo. Tutte le genti dormienti dentro i cartoni, sotto tutti i  portici di tutte le città, tutti i ragazzini ignorati di tutti i paesi, tutte le carezze implose, tutte le parole d’amore taciute, tutti i sorrisi dimenticati, tutte le mani non tese, chiuse a pugno dentro le tasche. Ritorna volontariamente dentro i suoi attimi di ingiustizia, ha bisogno di sentirsi parte, di sapere che ci sono,  in questo preciso momento, milioni e milioni di persone che come lei soffrono, sentire che non è sola.”

 

 

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Possesso

Ritrovarmi con il capo chino, gli occhi a terra.

Sentire la tua mano che solleva il mio mento e avere negli occhi i tuoi mentre la tua bocca di avvicina.

I nodi, stretti.

Le mani unite dietro la schiena e dopo il bacio sentire stringersi i miei capelli in un pugno fermo.

Fermo e inequivocabile nella sua direzione. Nella sua sfacciata e visibile voglia:

Ecco la chiave magica del mio Signore.

Che spalanca le porte del piacere.
E in quell’istante, come la migliore delle schiave, io possiedo interamente il Mio Signore.
Affinché sia vera la citazione:
“Lui la possedeva, era infinitamente sua, e in quel suo possederla ne era completamente posseduto”
MeG

Come una geisha

Voglia che si fa presenza.
Battito costante.
Tintinnio.
Tutto dentro una voce, i presagi e gli occhi.
Sapore di buono che riempie, le mani passate sul volto a rinfrescare.
Parole come abbracci di Luna Piena.
E oltre, il colore della sera sulla nostra pelle.
Che dissetarsi si può.
Ancora… e ancora un po’.

Trovare il punto dove si affannano i pensieri per metterci un sorriso e un bacio, come zollette dentro un thè corroborante.

Massaggiare lentamente le tensioni trasformando in possibilità ogni visione incolta, ogni voglia di caldo.

Piegarmi ad ogni tuo desiderio, e assecondare le tue voglie come so fare, io, tua, come una geisha.

MeG

Come una festa…

Un centimetro di pelle tra i seni .

Un punto di allarme di cuore.

Vita consapevole.

Pezzettini colorati, il pensiero di te che diventa coriandoli, sorriso, festa.

Voglio vederti arrivare vestito solo di sogni.

Dare un cinque ad ogni passante di quella folla che hai nella mente e conoscerli ad uno ad uno i pensieri che hai.

Mi sbrigo.

Mi ispira una sana sollecitudine entrare nel tuo spazio.

Mi eccita. Dappertutto.

Sì. È così.

Ammetto qualsiasi cosa davanti alla tua bocca, alle tue mani e allo scettro della mia voglia.

Dai… ammettilo anche tu.

Allargami come tua verità sublime, sul tavolo di noce del soggiorno.

Agognami come un premio.

Possiedimi come un trofeo.

Dissetati come fossi deserto.

Aggrapati come fossi vita

Poi

Chiudi gli occhi

E sognami