Vestito lungo e sostegno…

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“Inginocchiati!” – cerco di replicare ma
“Inginocchiati ho detto!”
Alzo gli occhi fino al disegno della tua barba, i lati della bocca sono fondamenta. Le distese ghiacciate che scorgo nelle tue iridi passano direttamente dentro al mio stomaco e le mia ginocchia si arrendono alla tua richiesta piegandosi prima della ribellione.
Sono inginocchiata.
Vestito lungo e sostegno.

“Alza il vestito, piegati sul letto e abbassa gli slip!”
Ancora ordini, precisi, decisi.
Le mani sulle anche, e il vestito scivola verso l’alto.

Sono indecente. Indecente ed esposta

Arriva come qualcosa di secco, insospettato e… doloroso.
La mia bocca si apre scomposta, non ho il tempo di elaborare che ne arriva un’altra: Grido!
Ora la tua mano accarezza il mio gluteo bruciante… associo il tuo gesto ad un moto di dispiacere ma… ne arriva un’altra più forte… stavi solo preparando il terreno e…
Non posso odiarti.
E’ stata colpa mia.

“In qualche modo dobbiamo risolverla questa faccenda, tesoro, non credi?” – e così anche la parola ‘tesoro’ diventa una lama.

E ne arriva un’altra… e poi un’altra… e un’altra ancora….
Le lacrime no! Quelle le rimando giù, le tengo per la mia dignità.

Qual’è la dignità in quella posizione?
La schiava si dona spontaneamente al suo padrone, in quella volontarietà vive tutto il suo essere libera. Libera e padrona a sua volta. Padrona di andarsene lasciando il padrone, padrone di niente.
Lei lo sa ma non se ne va, lui ha meritato tutta la sua fiducia.
Anche lui lo sa, per questo è duro solo quando e quanto lei lo merita. Senza eccessi.

La tua mano sul collo… ansimante ti sento armeggiare con la cintura dei panataloni… nella mia mente lo sdegno lascia il posto ad una svergongata eccitazione. Il mio piccolo tormento, ora, è l’attesa… breve… ti sento entrare, forte e immenso.
Sento il tuo respiro caldo e veloce vicino al collo. Sento la potenza dei tuoi colpi che aprono la mia bocca in un gemito nuovo, di nuovo.

C’è qualcosa di sacro in questo momento… il mio orgasmo arriva quasi immediato, come una specie di resurrezione… ora viaggio! Sono una rondine che ritorna al suo nido garrendo il tuo nome…

Vedo la tua camicia scivolata a terra dopo il primo colpo… azzurra come il cielo… profumata come te che ora avvicini la bocca al mio orecchio:
“Non lo farai più vero… tesoro?”
“No, Mio Signore… non lo farò più.” -confermo, mentre una vocina maliziosa nella testa mi sussura: “…forse”

 

Mag

 

 

 

 

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